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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Cosa prevede il ddl intercettazioni e perchè è essenziale salvaguardare la libertà d'espressione e di stampa

Il ddl intercettazioni porta “sfiga”. E’ incontrovertibile. Ci hanno provato tutti e due gli schieramenti politici a proporlo e nessuno è mai riuscito a farlo approvare. La prima volta la legge “bavaglio” passava sotto il nome di legge Mastella: di li a poco il governo Prodi sarebbe caduto. Il governo Berlusconi qualche anno dopo, ignaro del pericolo, ripropone il bavaglio con qualche diversità (ma la sostanza non cambia) con la cosiddetta legge Alfano e manco a dirlo è proprio in Commissione che il mal di pancia dei finiani si fa sentire e la legge viene di nuovo accantonata. Adesso, è chiaro, vogliono proprio farsi del male quelli del PDL, con un masochismo che sfida il tempo e la storia, evidentemente: eccola qua, la nuova versione del ddl intercettazioni. Tempo più o meno un paio di settimane, in cui il web e la carta stampata hanno messo in campo tutto quello che può definirsi “resistenza” civile ma sembrano ormai non esserci più speranze perché la volontà politica sembra troppo forte per infrangersi, arriva un insolito e squassante crack del governo sull’approvazione del bilancio consuntivo, che condizionerà inevitabilmente tutti i voti che verranno. E’ vero, qualcuno penserà, ribattendo, che già si sapeva da tempo che la maggioranza di governo non esisteva più, ma nessuno potrà convincermi del fatto che la debacle del governo sia solo una pura coincidenza: tutto succede proprio per boicottare questa legge insulsa e “liberticida” (prendo in prestito il linguaggio colorito del PDL). Voglio pensare, un po’come due secoli fa Smith credeva esserci una mano “invisibile” che autoregolasse il mercato, che a difesa della nostra bellissima Costituzione, ci siano i padri costituenti a vegliare dall’alto e perché no, a fare in modo che leggi del genere, contro l’art.21 Cost che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”, vengano spazzate via, così come gli stessi governi italiani che attentino ad un caposaldo della democrazia come la libertà di espressione ed, in particolare, alla sua forma di diffusione per eccellenza: la stampa.

 Ma veniamo a noi: cosa prevede l’ultima versione della legge Bavaglio? I punti del contendere sono fondamentalmente due.

Il primo riguarda la libertà d’espressione sul web, di cui all’art 29,1 detto “comma ammazza blog” della legge Alfano, ed in particolare: “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono””””. Il governo avrebbe voluto inserire l’obbligo di rettifica di una qualsiasi notizia o commento entro le 48 ore, lasciando visibile per trenta giorni il testo inviato da chi si ritiene offeso o diffamato, o anche solo criticato. La sanzione pecuniaria per chi non ottempera sarebbe pesantissima (da 7.500 euro a un massimo di 12.500 euro). Un primo problema, dunque, sarebbe l’equiparazione dei blog alle testate giornalistiche online poiché l’obbligo di rettifica e la conseguente salatissima sanzione, colpirebbe entrambi in egual modo (diventando un ottimo deterrente alla pubblicazione di notizie). Un'altra assurdità è che la rettifica dovrebbe essere pubblicata e lasciata in pagina indipendentemente dal fatto che il contenuto dell’articolo sia vero o meno (es: nel mio blog pubblico un post in cui dico un fatto vero; una persona si sente offesa o criticata da quello che ho scritto per cui chiede una rettifica in quanto i contenuti sono da lui “ritenuti lesivi della propria reputazione o contrari a verità”; dal canto mio, quindi, dovrò inserire e rendere visibile per forza la sua rettifica entro 48 ore se non voglio cadere nella sanzione, anche se la richiesta è totalmente campata in aria). Questo è il motivo per cui su internet è scoppiato il putiferio: oltre alle tantissime manifestazioni in piazza di dissenso, ha sortito un grande effetto l’auto-oscuramento di qualche giorno di  Wikipedia, che ha voluto protestare così contro questa legge: “Cara lettrice, caro lettore in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero”. Dopo qualche giorno, una volta eliminato il black out, è comparso questo messaggio, se si apriva una qualunque voce italiana dell’ “encicolpedia online, collaborativa e gratuita”: “Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell'enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia. Sono stati proposti degli emendamenti, ma le modifiche al disegno di legge verranno discusse solo a partire dal prossimo mercoledì 12 ottobre. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia. Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale”. Bisogna dire, a onor del vero, che in Commissione si era giunti ad un compromesso (compromesso che in quanto tale è comunque a ribasso perché tocca la libertà di espressione) eliminando l’equiparazione blog e testate registrate online, per cui solo per le seconde sarebbe rimasto l’obbligo previsto di rettifica entro 48 ore.

Per quanto riguarda le altre norme oggetto del contendere, invece, nascondono - anche se fin troppo chiaramente- specificamente l’esigenza del governo Berlusconi di porsi al riparo dalle intercettazioni delle Olgettine e co e dalla stampa che ne pubblica e ne diffonde i contenuti (come del resto succede in ogni democrazia “sana”, forse la nostra non lo è?!). Giulia Bongiorno (FLI), relatrice del ddl Alfano, si è dimessa dall’incarico, in seguito all’approvazione, da parte del Comitato dei nove in Commissione Giustizia della Camera, dell’emendamento Costa (PDL), che prevede l’impossibilità di pubblicare, anche per riassunto, le intercettazioni prima della così detta “udienza filtro”, in cui viene eliminato tutto quel materiale considerato non rilevante per l’inchiesta, cioè le intercettazioni che dopo l'udienza-stralcio vengono messe da parte nell’archivio di segretezza e  quelle che il pm non fa trascrivere quando manda al giudice una richiesta di misura cautelare. “Questa è una legge che preclude la possibilità di dare notizie dilatando a dismisura i tempi di pubblicazione. Ci sono voluti due anni per arrivare a un accordo condiviso e adesso, allo schioccare di dita del premier, quell’accordo è saltato. La legge così è inaccettabile. Alfano non esce delegittimato, ma doveva tenere il punto a prescindere dalle richieste di Berlusconi”, ha spiegato la stessa Bongiorno, che chiedeva di approvare il testo licenziato un anno fa grazie alla sua mediazione, che invece permetteva ai giornalisti di riportare fino all’udienza filtro almeno il contenuto delle intercettazioni. La Commissione poi, ha dato parere positivo anche all'emendamento di Manlio Contento (PDL) che inserisce il carcere da sei mesi a tre anni pure per i cronisti che pubblicano le intercettazioni cosiddette "irrilevanti" ai fini dell’indagine, tenendo presente, invece, che l’originario art. 617 del ddl, prevedeva la reclusione “solo” per chi pubblicava atti di cui è stata ordinata la distruzione o che dovevano essere espunti perché coinvolgevano persone estranee all’inchiesta.

Non si sa comunque se il ddl intercettazioni nella sua attuale formulazione (o nelle prossime, magari sempre più peggiorative) riuscirà prima o poi ad essere approvato. Per fortuna che dall’alto i padri costituenti, in un modo o nell’altro, vegliano su di noi.

Libia, anche l’Italia bombarda: siamo in guerra e nessuno se n’è accorto
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 26 aprile 2011
Libia, anche l'Italia bombarda: siamo in guerra e nessuno se n'è accorto
Notizia Ansa - 25 aprile, 20:48 - “L'Italia accoglie l'appello della Nato agli alleati sulla Libia. Dopo una telefonata con Obama Berlusconi da l'ok ad azioni aeree mirate. Il governo ne informerà il Parlamento, annuncia Palazzo Chigi. Il ministro La Russa precisa che i bombardamenti saranno mirati e non indiscriminati e che non aumenteranno i rischi per l'Italia. La Russa fa sapere che il presidente Napolitano è stato avvertito prima del comunicato di Palazzo Chigi. Secco il leghista Calderoli: non avranno il mio voto”.
 
Berlusconi adesso sembra politicamente più solo, considerato che subito dopo il comunicato stampa del premier, Calderoli e Castelli hanno ribadito la linea della Lega, Lega che non è assolutamente d’accordo con i bombardamenti su Tripoli e quindi con la forzatura interventista di un Berlusconi notturno, particolarmente arzillo.
 
Un altro tema che si dovrebbe affrontare, oltre alla carenza di dibattito pubblico sull’opportunità di entrare o meno in guerra contro la Libia, è quello della rappresentanza del governo che di fatto per tenere la maggioranza alla Camera, deve far votare anche i ministri. E’opportuna questa decisione così importante e definitiva di politica estera- giunta pressoché in sordina- soprattutto alla luce di un governo non certo all’apice di gradimento tra i cittadini?
 
E soprattutto il premier, definito a suo tempo da Veronica Lario, sua ex moglie, come “una persona che non sta bene”, siamo sicuri che sia in grado di prendere questa decisione, che coinvolge, in un modo o nell’altro, tutti noi?
 
Per il vescovo di Tripoli, intanto, l’assenso a partecipare ad azioni con missili in Libia è una “scelta rovinosa”.
 
Speriamo che abbia torto.
Berlusconi a Napoli, tutto come prima
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 28 novembre 2010
 

Finalmente, dopo giorni e giorni di emergenza, venerdì Berlusconi arriva a Napoli. Giunto nel pomeriggio in prefettura. Per fare, che non si sa. Forse, un altro miracolo. A cui però non crede più nessuno. Tanto che ad accoglierlo, in piazza Plebiscito, c’era un nutrito gruppo di dimostranti che gli rivolgevano inviti ed epiteti decisamente poco amichevoli.

Ore, giornate, mesi difficili per un premier costretto a tamponare mediaticamente ogni emergenza che in Italia si sta verificando: dal terremoto dell’Aquila all’alluvione delle province di Salerno, dal crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei all’esondazione in Veneto. Tutto sembra sbriciolarsi come il leit motiv di un regime in decadenza e questa volta, probabilmente, neanche un restyling, un po’ di trucco da clown e la promessa di un milione di posti di lavoro potrà servire a niente.

“Napoli è ridotta ad una cloaca” ha detto un negoziante intervistato. Topi, paura di epidemie, spazzatura in strada spalmata sulle strade dalle macchine, che correndo, la schiacciano e la spargono qua e la, sporcando anche gli ultimi metri puliti. Questa è diventata Napoli. Uno spazio grigio e “fetente”, abbandonato a se stesso.

L’emergenza nasce dal momento in cui non ci sono abbastanza siti in cui sversare le 9 mila tonnellate di immondizia già accumulate a Napoli e nell’hinterland e quelle che ogni giorno, ineluttabilmente, vengono prodotte dalla popolazione. Eppure il governo ha cancellato, nel decreto rifiuti, tre delle discariche - Cava Vitiello nel Vesuviano, Andretta in Irpinia e Valle della Masseria nel Salernitano - che lo stesso Bertolaso e la Protezione civile avevano già individuato due anni fa.

Nel frattempo, a Boscoreale i cittadini hanno occupato il municipio per difendere la chiusura della Cava Sari; proteste anche a Serre, dopo la decisione di riaprire la discarica Macchia Soprana, chiusa nel 2008 perché “Non c'è volumetria, tanto per iniziare, e poi non è mai stata messa in sicurezza e bonificata. Qui se si conferisce un solo grammo di rifiuto, si rischia il disastro ambientale. E poi la prima della quattro vasche, che è un sito di stoccaggio, è sotto sequestro da oltre due anni, chissà cosa ci hanno buttato dentro” spiega proprio Cornetta, il sindaco di Serre.

 

E così i cittadini pagano, ancora una volta sulla propria pelle, l’inadeguatezza della politica.

 


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permalink | inviato da Gloria Esposito il 28/11/2010 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La calca per diventare ministri e non farsi processare
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 8 luglio 2010
La calca per diventare ministri e non farsi processare
Se Brancher l’hanno fatto ministro per poter godere nei suoi processi del legittimo impedimento - infatti dimettendosi non ha lasciato nessuna funzione rilevante, a parte un miliardino di euro che gli erano stati destinati e quindi da ricollocare - immaginate laressa che ci sarà al Quirinale per farsi nominare ministro se lo scudo del lodo Alfano costituzionale dovesse allargarsi anche ai ministri sospendendo i processi penali pure in relazione a “fatti antecedenti all’assunzione della funzione”.
 
Filippo Berselli, Pdl, ha proposto questo emendamento, sicuramente pro-cittadini vista l’utilità che lo Stato ne trae a collezionare persone non ancora giudicate (non colpevoli ma neanche per forza innocenti) al vertice della propria dirigenza, alla Commissione Giustizia del Senato dove è stato approvato e verrà presentato poi alla Commissione Affari Costituzionali. Berselli stesso ha dichiarato che per le alte cariche e per i Ministri “il sereno svolgimento delle funzioni prescinde completamente dalla circostanza che i fatti che hanno originato un processo a loro carico siano antecedenti o meno all’assunzione delle rispettive funzioni".
 
Dunque le cose si svolgeranno così: se il ddl verrà approvato con il nuovo emendamento molti poliziotti saranno incaricati di bloccare a manganellate -come del resto è già successo ai manifestanti aquilani- tutti gli aspiranti ministri del nulla che tenteranno di picchiare Berlusconi per farsi proporre alla carica (del resto se il premier ha inventato di sana pianta un ministero, non si capirebbe perché non potrebbe immaginarsene degli altri). Avremo cosi una lista di imputati a vario titolo che per salvarsi dal processo dormiranno in tenda fuori a Palazzo Chigi per farsi ricevere. Si organizzerà cosi un sistema di numerini di prenotazione in modo da non accalcarsi come si usa nei comunissimi supermercati.
 
A parte gli scherzi, i potenti non potranno più essere processati, i disgraziati sì. In questo nuovo Stato di non diritto pagheranno sempre di più solo i poveracci

L'ennesima censura: Rainews24 oscurata
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 18 maggio 2010
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Si sono accorti da qualche mese che Rainews24poteva rappresentare una spiacevole disfunzione nel sistema masiminzoliniano di disinformazione. Esattamente da quando il direttore di Rainews24 aveva promesso ai telespettatori di mandare in onda in diretta la manifestazione evento “Raiperunanotte”, tenutasi il 25 Marzo 2010 al Paladozza di Bologna, per protestare contro la censura dei programmi di approfondimento, voluta dalla Commissione di Vigilanza del parlamento e formalmente motivata come misura per rinforzare ancor di più la norma della Par condicio televisiva in vista delle scorse elezioni regionali.
 
Già in quel frangente Mineo, il direttore di Rainews24, si era dovuto scusare con il pubblico perché non era riuscito a trasmettere Raiperunanotte in diretta, ma almeno l’aveva mandata in differita di un’ora. Nonostante le pressioni insomma, Mineo aveva tenuto fede al rapporto con i suoi telespettatori e non l’aveva data vinta a quelli che alla Rai volevano bloccare la messa in onda di Raiperunanotte e che cercavano poi di farlo passare pubblicamente come un bugiardo, perché a lui inevitabilmente venivano indirizzate le lettere dei telespettatori scontenti che trovavano riprovevole l’atteggiamento di Rainews24 nel garantire prima un programma e poi non mandarlo in onda come promesso.
 
Il direttore Corradino Mineo era dunque uscito con dignità da quell’empasse perché nonostante si fosse scusato in prima persona dell’accadimento, chiunque poteva scorgere la verità: Mineo non era colpevole, anzi, lui avrebbe voluto offrire lo stesso servizio e trattamento ai telespettatori di Raiperunanotte precedentemente riservato pure per altre manifestazioni: ad esempio quelle del popolo viola oppure alle stesse del Pdl.
 
D’altronde bisogna ricordare in che paese ci troviamo: Berlusconi, il presidente del Consiglio e il proprietario di tre canali televisivi Mediaset è stato intercettato indirettamente, durante l’inchiesta di Trani, mentre cercava di bloccare preventivamente la messa in onda su Raidue di Annozero, programma da sempre ritenuto scomodo dal premier, chiamando Masi, ancora l’attuale direttore generale Rai, il quale gli suggeriva a telefono che “nessuno può fare ex ante, neanche nello Zimbawe (…) Tu oltre a richiamare le norme e fare le diffide non puoi fare”.
 
Ancora, Masi in un’altra intercettazione al telefono con Innocenzi, commissario Agcom, diceva riguardo alla puntata di Annozero sul caso Mills, “tu portami tutto quello che è possibile avere sulla famosa istruttoria perché quella è l’unica strada possibile (…) Noi con i telegiornali stiamo dando tutto un altro messaggio: vedi adesso come il tg1 ha trattato quell’argomento, il 2 come ha trattato l’argomento ma lo stesso 3 come ha trattato l’argomento… (…) Bisogna muoversi indirettamente (…)”
 
In questo contesto melmoso, che dobbiamo sempre tenere presente, va collocata questa ennesima censura. Il Cdr di Rainews24 oltre a protestare, ha espresso la volontà di incontrare urgentemente il direttore generale Mauro Masi per “chiedere i motivi di quanto sta succedendo e quale sarà il reale futuro di Rainews24”. La redazione ha anche annunciato per il 28 maggio una giornata di sciopero
 
Mineo dal canto suo ha scritto in una nota, come si può leggere su Repubblica.it: ’Rainews informa che da questa mattina gli utenti non ci trovano più al canale 42 della piattaforma digitale terrestre. Centinaia di mail pervenute al nostro sito e altrettante telefonate testimoniano che, in realtà, molti spettatori non riescono più in alcun modo a sintonizzarsi sul nostro canale. Rainews non va in onda nemmeno al canale 506 della piattaforma Sky” aggiungendo che “faremo di tutto per comprendere le ragioni di questo oscuramento e di porvi rimedio”.
 
Noi telespettatori intanto esigiamo le scuse, non certo di Mineo, ma di coloro che coscientemente fanno di tutto per pestare i piedi ogni giorno alle redazioni, agli ultimi canali tv e giornali rimasti che cercano di fare seriamente informazione.
Perché come scrive Beppe Grillo nel suo blog: “Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). E noi neppure”.
Ipotesi di concussione per Berlusconi, Innocenzi e forse Minzolini. Alfano manda gli ispettori a Trani
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 14 marzo 2010
 
Ipotesi di concussione per Berlusconi, Innocenzi e forse Minzolini. Alfano manda gli ispettori a Trani
Che ci sia un corto circuito dell’informazione televisiva è sotto gli occhi di tutti. Quello che però non si poteva conoscere era il modo con cui il governo e Berlusconi in prima persona premevano sulla RAI. Nell’ambito dell’indagine della procura di Trani, resa pubblica per quanto possibile da “Il Fatto Quotidiano”, adesso saltano fuori delle intercettazioni (indirette) del premier, che però non potranno essere utilizzate senza l’autorizzazione del tribunale dei ministri.

L’ipotesi dell’accusa di concussione, cioè lo sfruttamento di una posizione di potere per ottenere dei favori, che graverebbe su Berlusconi (ma anche su Innocenzi e forse Minzolini) si regge sul rapporto del premier con Giancarlo Innocenzi, ex parlamentare e sottosegretario del centrodestra, ex dipendente Fininvest e “in teoria indipendente” commissario dell’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni) che avrebbe avuto il compito di organizzare una “strategia” affinché si prendessero dei provvedimenti contro Annozero.

La puntata scatenante sarebbe stata quella dedicata al caso Mills, particolarmente sgradita al premier. La trama del disegno si basava sulla lettera che si sarebbe dovuta inoltrare a Masi, il direttore generale della RAI al corrente delle manovre. Dopo la firma del presidente dell’Agcom Calabrò, firma che non fu mai apposta perché il commissario non cedette alla pressioni, Masi sarebbe stato nella posizione di “placcare Annozero prima che vada in onda”.

Anche l’eliminazione delle docufiction sarebbe stato frutto dello stesso schema. Sotto indagine probabilmente è poi la disponibilità a confezionare dei servizi giornalistici “tondi”, da parte di Augusto Minzolini - il “direttorissimo” del Tg1, come lo chiama Berlusconi anche al telefono - ad hoc per le notizie che riguardano il premier.

Il Ministro della Giustizia Alfano, intanto, “per fare luce sulla fuga di notizie” manda gli ispettori a Trani. “È un evidente tentativo di intimidazione”, spiega Livio Pepino di Magistratura democratica, “Per i tempi e i modi, quella di Alfano appare un’iniziativa politica che più che accertare qualcosa tende a impedire un’indagine”. Il Pdl invece si prepara ad accelerare sul disegno di legge che limiterebbe le intercettazioni.

Altra questione spinosa è la chiusura dei programmi di approfondimento giornalistici che riguarda l’avvenuta approvazione di un regolamento da parte della Commissione parlamentare di Vigilanza (quindi l’Agcom non c’entra) che equipara l’informazione alla comunicazione politica, con l’effetto di sostituire le tribune elettorali alle trasmissioni che andavano in onda nelle fasce orarie più seguite. L’Agcom solo in seconda battuta è intervenuta per evitare lo squilibrio tra una Rai mutilata (4 milioni di euro persi) contro Mediaset e La 7 con i palinsesti completi, producendo un provvedimento che chiude i talk show anche nelle reti concorrenti della Rai. Si è arrivato poi al verdetto del Tar che l’ha annullato e dal quale è dedotto che anche il provvedimento scatenante della Commissione di Vigilanza è illecito.

Ma i programmi come Annozero e Ballarò comunque non riprendono. Chissà perché.

Presentato il libro O' Cecato di Daniela De Crescenzo
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 15 febbraio 2010
 

In occasione della presentazione del libro di Daniela De Crescenzo, si è parlato dell’intreccio camorra e politica.

o_cecatoNella cronaca nazionale, le ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino nel processo Mori hanno fatto scalpore, perché non solo Forza Italia avrebbe goduto dell'appoggio elettorale della mafia, ma si presenterebbe un inquietante scenario che lega Provenzano a Dell’Utri e Berlusconi, nell’ambito della famosa trattativa Stato-mafia seguita al periodo stragista.

D’altro canto il Parlamento, qualche settimana fa, ha rifiutato la richiesta d’arresto per concorso esterno in associazione camorristica di Cosentino, che molti pentiti hanno indicato come legato al clan dei Casalesi, tuttora parlamentare, Presidente del CIPE e Sottosegretario alle Finanze.

In questo quadro di rapporti tra potere e criminalità organizzata, diventa importante scrivere e continuare a parlare di camorra.

L’11 Febbraio scorso, nella sala della Feltrinelli di Napoli, si è dunque discusso del libro “'O Cecato”, una sorta di diario di tutto quello che è accaduto nel 2008 ad opera di Setola, il killer che mise a ferro e fuoco la zona tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, aprendo una stagione di stragi. Spiega l'autrice, Daniela De Crescenzo, cronista de Il Mattino:

Ho scritto il libro perché è stata un’occasione di approfondimento: non riuscivo a capire come, nonostante i vari commissariamenti e l’attenzione dei mass media, la camorra riuscisse comunque a gestire lo smaltimento rifiuti, non solo illegalmente ma soprattutto legalmente. La dinamica era questa: l’infiltrazione nelle società miste pubblico-privato che si occupavano di rifiuti.

Accanto all’autrice, due presenze importanti della lotta contro la camorra: Rosaria Capacchione, anch'essa cronista de Il Mattino, sotto scorta per aver raccontato il processo Spartacus (il maxiprocesso che ha visto come imputati i capi dei vari clan dei Casalesi) e Raffaele Cantone, ex pm alla DDA di Napoli ed ora magistrato in Cassazione, che  racconta:

Già mi ero occupato di Setola, all'epoca un uomo di secondo piano dei Bidognetti,  poi riuscì ad uscire dal carcere grazie ad una perizia medica che dichiarava la sua cecità, nei fatti confutata in seguito dalla precisione dei suoi spari,

aggiungendo che

Setola si mise a capo di una banda di cani sciolti, dinamica mai vista, per restaurare la supremazia dei Casalesi dopo la pubblicazione di Gomorra e le sentenze di II Grado del processo Spartacus.

Ha poi spiegato la Capacchione che

Setola rappresenta il pezzo di storia camorristica più sanguinaria perché colpisce i cittadini che hanno trovato la forza di denunciare, insinuando di nuovo la paura nelle persone che stavano appena iniziando a fidarsi dello Stato.

Altro tema del libro è il doppio filo che unisce il braccio armato Setola, del clan dei Casalesi, a Vassallo, la faccia imprenditoriale della camorra, che una volta pentito inizia a denunciare il malaffare dei rifiuti.

La forza dei casalesi è che diviene punto di riferimento anche per le aziende del Nord nell’affare rifiuti

spiega Cantone, delineando un’economia marcia che investe tutta la nazione. Il magistrato perciò auspica un’attenzione vigile sulle malefatte della camorra, anche adesso che i riflettori si abbasseranno dopo la conclusione del processo Spartacus, perché la battaglia non è vinta.

La Capacchione, aggredita all’uscita della presentazione da alcuni familiari del boss latitante Antonio Iovine, conclude rispondendo cosi ad una domanda del pubblico in sala:

Il cosiddetto processo breve non riguarderà i reati mafiosi in senso stretto, perché sono stati esclusi, ma quelli correlati: sarà la normale quotidianità malavitosa dei clan a giovarsene.

La statuetta comunista
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 14 dicembre 2009
Mai gesto fu più tempestivo. Pensavamo che il premier avesse i giorni contati, che tra profumo di mafia, escort e uscite contro la Costituzione tali da giustificare moniti di Napolitano e blocco compatto delle opposizioni, fosse ormai finito il suo corso.
 
E invece eccolo rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, grazie ad una statuetta e al gesto inconsulto di tal Massimo Tartaglia, incensurato, in cura da 10 anni per malattia mentale, che con un colpo ha provocato il sanguinamento della faccia del premier, alla fine del comizio in piazza del Duomo dove Berlusconi ha lanciato il tesseramento del Pdl.
 
“Questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania” dice il presidente del consiglio al pronto soccorso. Immediatamente arrivano anche le dichiarazioni del capo dello stato Napolitano che “condanna il grave e inconsulto gesto”, di Gianfranco Fini che “esprime solidarietà”, di Bossi che definisce l’accaduto “un atto di terrorismo”, mentre per La Russa “quando si fanno le manifestazioni non per un partito ma contro una persona e si incita all’odio questo è il risultato”, anche se il nesso al popolo del No B Day chiaramente sfugge.
 
L’unica voce fuori dal coro è Di Pietro che dice: "Io non voglio che ci si mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza".
Analizzando la situazione però bisogna tener chiare le responsabilità: Tartaglia è stato arrestato, il gesto è stato condannato con forza da tutti, ma in fin dei conti chi strumentalizza l’accaduto è proprio Berlusconi e la maggioranza che prendono la palla al balzo per accusare più o meno implicitamente i manifestanti del No Berlusconi Day (pacifici) e in generale chi ha delle riserve rispetto al metodo di governo dei berluscones. La solidarietà è importante e ci deve essere, ma non si capisce perché mai a servire l’assist al premier ci sia sempre un cosiddetto “comunista”.
Fini cede terreno a Berlusconi sulla giustizia
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 12 novembre 2009
Per chi avesse coltivato una piccola speranza che Fini e i suoi si sarebbero smarcati dalla maggioranza sui temi della “riforma della giustizia” (si scrive cosi, ma si legge “manovre congegnate ad hoc per salvare Berlusconi dai processi”) che tanto premono al premier, è meglio riporla in un cassetto e amen.
 
I titoloni dei giornali pongono l’accento sul compromesso tra Fini e Berlusconi. Ma c’è stato in realtà? Sembrerebbe di no: è senz’altro l’ennesima vittoria di Berlusconi che, nello scontro, in pochissimo tempo porta a casa il risultato.
 
La legge sulla prescrizione brevissima che avrebbe ridotto ulteriormente quella in vigore dopo l’ex-Cirelli, la quale ha raddoppiato il numero delle prescrizioni a 200.000 ogni anno, avrebbe dato il colpo di grazia a migliaia di procedimenti giudiziari, cosi si è optato per la “mannaia soft”.
 
Ma veniamo ai fatti. Dall’incontro Fini e Berlusconi è scaturito un disegno parlamentare per “garantire” tempi brevi per i processi, da svolgersi entro sei anni, per gli incensurati. Adesso, se questa legge non si inserisce in un quadro di riforma più ampia del Codice di procedura penale “inzeppato negli ultimi anni da norme cosiddette garantiste proprio per allungarne i tempi con la prescrizione”, come spiega Massimo Fini su “Il Fatto Quotidiano”, succederà che i processi che eccederanno i tempi previsti finiranno nel nulla, o "quantomeno quelli di complessa indagine come i reati finanziari che sono quelli in cui sono implicati i lorsignori”, continua Fini.
 
Con calore, a questo punto abbraccio anche la tesi del giornalista: “tanto varrebbe varare una norma transitoria, sulle orme di quella che vigeva per gli esponenti di Casa Savoia, che dicesse così: Silvio Berlusconi, i suoi discendenti, i suoi familiari e i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono esentati, per il presente, il passato e il futuro, dal rispetto delle leggi penali e civili italiane”, cosi da evitare lo scempio che la voglia di impunità sta provocando ai tribunali italiani e al sistema giudiziario nel suo complesso.
Il de profundis di Annozero
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 2 ottobre 2009
 
Ieri ad Annozero, intervista a Carl Bernstein. Il premio Pulitzer per il caso Watergate, ha spiegato chiaramente in che condizioni l’Italia versa: il modus operandi di Berlusconi ricorda più il sistema stalinista che non una democrazia, in quanto a restrizioni della libertà di stampa.

Patrizia D’Addario dal canto suo, ha ribadito di essere stata nella villa di Berlusconi due volte.

La prima sera non si è fermata dopo cena, per cui Tarantini, l’imprenditore che l’ha presentata a Palazzo Grazioli, le ha decurtato ben 1000 euro dei 2000 pattuiti inizialmente.
 
La seconda volta, invece, ha trascorso la notte con il Premier, affinchè l’aiutasse a velocizzare la pratica di un progetto in Puglia a cui teneva molto. Berlusconi quindi le ha promesso un aiuto, ma non ha mai mantenuto la promessa.
 
Però il pezzo forte della sua intervista è un altro: la D’Addario asserisce che Berlusconi sapeva che tipo di lavoro facesse e aggiunge che, in entrambe le serate a Palazzo Grazioli, oltre lei, c’erano altre escort.

Come finirà quindi la situazione per Annozero, dopo i ripetuti tentativi da parte della RAI di bloccare la messa in onda dell’ospite più attesa della serata (e probabilmente di sempre)? E cosa ne sarà della libertà di stampa in questo paese?

Il 3 Ottobre diventa quindi sempre più essenziale la presenza di tutti i cittadini che vogliono difendere la libertà di parola e di stampa, alla manifestazione organizzata dal sindacato nazionale dei giornalisti (FNSI) a Roma, Piazza del Popolo, dalle ore 16:00.
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