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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Scampoli di introduzione della mia tesi

Il QUARTO POTERE. LA LIBERTA' DI STAMPA ALLA LUCE DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO.

In un clima politico sempre più teso, la libertà di stampa diventa inevitabilmente il fulcro della vita democratica di un paese. In Italia, a fronte di un sistema massmediatico fortemente controllato dal potere politico, è importante sottolineare il valore della tutela di questo principio, spesso pesantemente ristretto e condizionato dalle logiche di parte. Nel 2011, come del resto ogni anno, “Freedom House”, la ONG che studia e analizza il grado della libertà di stampa nel mondo, nazione per nazione, ha redatto una classifica degli Stati - basata su diversi indici quali per esempio: concentrazione della proprietà massmediatica, limitazioni legislative imposte, intimidazioni ai giornalisti da parte di criminalità organizzata/estrema destra - nella quale l’Italia è ormai classificata stabilmente come paese “parzialmente libero” (dal 2009 quando “Press freedom suffered in a number of Free media environments in 2008, as Israel, Italy, and Hong Kong all slipped into the Partly Free category”)[1]  unico caso in tutta l’Euro zona. “L'Italia  sembra esercitare il ruolo di ultimo della classe europea: secondo i ranking di questo organismo indipendente, si tratta dell'unico paese <parzialmente libero> in Europa occidentale”.[2] Tutto ciò è comunque immediatamente osservabile nella seguente mappa[3] prodotta da Freedom House.



[1]Dal report contenuto nel sito ufficiale della ONG Freedom House http://www.Freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2009.

[2]Dal sito http://www.euroalter.com/IT/2011/deterioramento-della-liberta-di-stampa-quale-soluzione-possibile.

Proteggere la libertà di stampa vuol dire tutelare i cittadini nel diritto di essere informati che è il presupposto concreto per una reale partecipazione alla vita pubblica della nazione, per scegliere in tutta coscienza la classe dirigente che di volta in volta guiderà il paese ed è elemento fondamentale per la partecipazione dei cittadini in ottica sovranazionale, dal momento in cui si assiste nel Vecchio Continente (e non solo) alla devoluzione verso l’alto di poteri precedentemente appartenuti alla sovranità esclusiva degli Stati all’Unione Europea. In riferimento ai “no” del referendum francese e olandese del 2005 sul trattato istitutivo di una Costituzione per l’Europa, questi “sono un <no> al modo di operare della classe dirigente europea basato sulla decisione dall’alto, senza avvertire la necessità di ascoltare il parere dell’opinione pubblica (…) La mancanza di trasparenza e democraticità interna costituiscono l’enorme disaffezione dei popoli europei.(…) L’Europa tutta deve comprendere che i referendum  sull’adesione e sul trattato costituzionale hanno segnato un importantissimo precedente, ovvero la richiesta giusta, da parte dei cittadini europei di esprimersi sulle scelte fondamentali dell’Unione Europea.[1](…) Una maggiore trasparenza, come l’apertura al pubblico delle sessioni del consiglio e una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali nelle strutture decisionali comunitarie, permetterebbero una maggiore chiarezza e consapevolezza dei cittadini sul funzionamento dell’Unione. (…) Un’Europa più vicina ai cittadini può considerarsi una più vera Europa. (…) L’azione politica fatta dal basso permetterà una maggiore legittimazione delle istituzioni, non più centri decisionali chiusi e indifferenti ai bisogni della gente”.[2] Si pensi anche al dibattito che investe la BCE riguardo alla democratic accountability.[3]

Insomma, “a free press plays a key role in sustaining and monitoring a healthy democracy, as well as in contributing to greater accountability, good government, and economic development. Most importantly, restrictions on media are often an early indicator that governments intend to assault other democratic institutions”.[4]

La libertà di stampa, quindi, va tutelata per il suo valore intrinseco di stretta connessione con il buon funzionamento della democrazia a tutti i livelli, a maggior ragione a quello internazionale.



[1]A. Lampasona, Diversificare per integrare, in AA.VV., L’Europa in crisi. Quaderno di scritti degli allievi del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e diplomatiche della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste, a cura di Pasquale Baldocci, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia- Dipartimento di Scienze dell’Uomo, 2006, p. 23.

[2]Ivi, p. 25.

[3]L. Zingales, Se la BCE fa il gioco dei governi, in “L’Espresso”, 22 Settembre 2011.

[4]Come si può leggere dal sito ufficiale http://www.freedomhouse.org.


Nel presente lavoro, cercherò di delineare i contorni della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, in riferimento all’art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sulla libertà di espressione, ma non per questo però tralascerò altri riferimenti e temi che hanno a che a fare con la libertà di stampa e più in generale con il principio di libera manifestazione del pensiero, in particolare in Italia. Incomincerò, quindi, questa trattazione dall’esame del funzionamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo, passando dal recente Protocollo XIV che l’ha resa più efficiente e efficace, eliminando il problema di “ingolfamento” causato dal surplus dei ricorsi individuali, che dal ’94 hanno messo in pericolo l’intero sistema anche se, d’altro canto, ne ha anche sancito il successo. Dopodiché analizzerò i vari trattati internazionali in cui la tutela della libertà d’informazione/di stampa- stampa “che è certamente una delle invenzioni che hanno cambiato la storia dell’umanità”[1] e che può intendersi ormai come “ogni mezzo cartaceo, audiovisivo, televisivo o circolante per mezzo della rete internet idoneo ad essere recepito da un pubblico ampio e indeterminato nel numero e nel genere, che diffonde notizie e soprattutto che tratti temi di attualità e interesse pubblico, riversandosi proprio nell’imminenza e nell’attualità della notizia il ruolo primo per cui la stampa è stata concepita”[2] - figura tra le garanzie più rilevanti e preminenti dell’intero diritto internazionale, con speciale attenzione da dedicarsi all’art. 10 della Convenzione europea e soprattutto all’organo giurisdizionale internazionale più incisivo che esista al mondo, appunto, la Corte Europea dei diritti dell’uomo.


In seguito, mi soffermerò sull'analisi del caso ddl intercettazioni Mastella e Alfano.



[1] O. Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Editori Laterza, Bari, 2006, p. 6.

[2] L. bersani, La libertà di stampa e libertà d’espressione nella giurisprudenza  della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, Edizioni Associate, 2011, Roma, p.8.



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