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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Suor Orsola: c'è il porte aperte per i beni culturali

L’Università Suor Orsola Benincasa aprirà, il 15 e il 16 Maggio prossimo, le porte dei suoi laboratori agli studenti degli istituti superiori per lanciare il nuovo corso di laurea magistrale in “Restauro dei Beni culturali”. Per  invogliare i futuri universitari a scegliere quest’indirizzo, infatti, i tutor del Suor Orsola accompagneranno i giovani nei locali dove lavorano i restauratori dei dipinti, degli affreschi, dei manufatti in legno o dei metalli preziosi e permetteranno agli aspiranti studenti di “Beni culturali” di cogliere l’opportunità di cimentarsi in interessanti esperimenti e prove pratiche. “Abbiamo scelto un nuovo modo di fare orientamento, un orientamento attivo, in cui il singolo studente viene messo nelle condizioni di provare concretamente una giornata di vita universitaria, con pillole di lezioni, domande, chiarimenti e soprattutto dimostrazioni pratiche” spiega Paola Villani, responsabile del Servizio di Orientamento di Ateneo. Per rafforzare ancor più quest’approccio concreto all’apprendimento, il nuovo corso di laurea magistrale in “Restauro dei Beni Culturali” coniugherà scuola e professione grazie al titolo di laurea che varrà come esame di Stato e che sarà direttamente abilitante alla qualificazione di restauratore di beni culturali. La possibilità per gli universitari di ottenere al termine degli studi la laurea- abilitazione nel settore del restauro, infatti, è la caratteristica più innovativa di questa magistrale: solo quattro università in tutta Italia, ad oggi, hanno ricevuto il placet per l’attivazione di questo corso, placet che arriva in seguito ad una severa procedura di valutazione di una Commissione Interministeriale Miur-Mibac, volta a verificare scrupolosamente la presenza di una serie di requisiti di eccellenza dell’attività formativa. “Per noi è un motivo di grande soddisfazione - spiega Giovanni Coppola, presidente del nuovo corso di laurea in restauro dei beni culturali del Suor Orsola - essere l’unico Ateneo del Mezzogiorno ad aver ottenuto l’attivazione del nuovo corso”; infatti, per il momento, oltre al Suor Orsola, solo altre tre Università in tutta Italia hanno ricevuto la doppia approvazione dei due dicasteri dell’Università e dei Beni Culturali: l’Università di Torino, l’Università “Tor Vergata” di Roma e l’Università di Urbino. Un buon risultato, dunque, che sembra coronare molti anni d’esperienza nel campo dei beni culturali: “soltanto negli ultimi quindici anni, l’Università Suor Orsola Benincasa ha svolto tantissimi lavori per la salvaguardia, la conservazione ed il restauro del patrimonio artistico e culturale della città di Napoli e della Campania” - spiega Anna Adele Aprile, responsabile dei Laboratori di restauro dei dipinti – “mettendo al servizio delle istituzioni in maniera completamente gratuita tutto il suo bagaglio di esperienze e competenze”. Esperienze e competenze che potranno servire anche ai venti studenti che a Settembre riusciranno a superare le selezioni per l’accesso al nuovo corso di laurea in “Restauro dei Beni culturali”.

Per info: www.unisob.na.it

Gloria Esposito

p. 45 Campus

Tutti i percorsi di Sant'Egidio nel volume di un geografo

Il libro di Dario Spagnuolo, intitolato “Vivere insieme: immigrazione, convivenza e intercultura” e edito da “L’ancora del Mediterraneo”, rappresenta un ottimo contributo a quello che è l’annoso dibattito sui flussi migratori e fa chiarezza, finalmente, sull’opportunità o meno, da parte dell’Italia, di accogliere gli stranieri. Presentato il 27 Marzo scorso nell’aula De Sanctis della Facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, il volume è sicuramente di forte attualità; il taglio che ha voluto imprimere l’autore allo scritto è, da un lato, di forte rigore scientifico nella parte dedicata alla spiegazione di cosa siano le migrazioni – sottolineando, che a dispetto delle strumentalizzazioni massmediatiche dirette agli italiani, queste non rappresentino affatto un’“emergenza” perché è da millenni che gli individui si mescolano in un “melting pot”, creando nuove e innumerevoli occasioni di crescita nei paesi in cui si insediano- e, dall’altro, di racconto molto vivido di come realmente vivono gli “stranieri”, testimoniando, attraverso l’ esperienza trentennale alla Comunità di Sant’Egidio dell’autore stesso, le loro difficoltà, ma soprattutto la loro capacità di superare gli ostacoli, con il loro immenso coraggio di affrontare l’ignoto, il viaggio e poi l’impatto con un nuovo contesto e una nuova lingua. “Quello che ho sempre ritenuto un pregio dei migranti è la loro capacità di reagire al cambiamento, anche negativo. In particolare, il loro coraggio. Coraggio che all’Italia manca” spiega il geografo e professore Dario Spagnuolo: “Se vogliamo rimanere chiusi, perderemo l’occasione di accogliere nuove idee e imparare a confrontarci con qualcosa di sconosciuto, così come fanno gli stranieri quando lasciano il proprio paese. Non dobbiamo morire nelle nostre paure, ma bisogna stare insieme, per uscire insieme anche dalla crisi.” Già, perché un altro sottotesto del libro è che chiudere la porta in faccia ai migranti non solo significa perdere parte della propria umanità, ma è anche poco conveniente: in Italia, infatti, sono presenti 5 milioni di stranieri regolari con ben 250.000 di essi che fanno attività imprenditoriale e che producono complessivamente l’11 % del PIL. “Più ci chiudiamo agli stranieri meno consapevolezza, meno solidarietà, meno giustizia, meno umana compassione scorreranno nelle vene della nostra società; più ostacoliamo l’ingresso dei profughi meno rispetto per la persona e per i suoi diritti caratterizzerà la nostra convivenza; più rallentiamo i processi di integrazione e meno avremo da consegnare alle giovani generazioni; insomma, più ci difendiamo e meno “civiltà” avremo da difendere, perché alla fine perderemo noi stessi”, spiega Don Gino Battaglia della Comunità di Sant’Egidio, nella magnifica prefazione del libro. E allora, il compito di “Vivere insieme” sarà stato ampiamente svolto se impareremo a tener presente che “la distanza che ci separa dello straniero è quella stessa che ci separa da noi”, citazione di Edmond Jabès tratta dal libro stesso. 


Gloria Esposito
P.45- Campus



permalink | inviato da Gloria Esposito il 7/5/2012 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Festival Internazionale del Giornalismo 2012, Perugia
post pubblicato in Eventi, il 27 aprile 2012
Relatrice con Giorgio Meletti de Il Fatto Quodiano e Alessandra Migliozzi dell'agenzia DIRE, in occasione del panel discussion del IJF "La scuola abbandonata", tenutosi venerdì 27 Aprile alle ore 17.00 . Ha moderato: Anna Masera, caporedattore lastampa.it


http://webtv.festivaldelgiornalismo.com/doc/1357/raccontare-la-scuola-abbandonata.htm
"Fiction", la prof. diventa scrittrice

Si terrà oggi, 3 Aprile, presso il liceo Vittorini, la presentazione del nuovo libro della scrittrice- docente Enza Alfano, intitolato“Fiction”. Dalle ore 9, nell’aula magna dell’istituto scientifico, infatti, ben quindici classi del Vittorini e quattro dell’ITG G. Porzio si riuniranno- probabilmente in due turni d’incontro, ore 9-11.00 e 11-13.00- per ascoltare i relatori, con interventi di Aldo Putignano, presidente dell’associazione di scrittori “Homo Scrivens”, Santa Mileto, insegnante del Vittorini e ovviamente l’autrice di “Fiction”. Il libro parla di un giornalista precario, che negli anni ha perso motivazione: ritornerà a Napoli, una città dolorosa e priva di sogni, e la sua vita si intersecherà con uomini e donne per i quali, nonostante tutto, ha ancora un senso darsi da fare. Il volume, è chiaro, pone saldamente la sue radici nella situazione di crisi economica odierna che in qualche modo è specchio di una crisi più profonda, quella dei valori. “Alcuni docenti dell’istituto Porzio hanno ritenuto opportuno adottare il mio libro nei programmi di studio delle classi, proprio perché tratta di temi vicini alla sensibilità dei giovani”, spiega Enza Alfano, autrice del libro.

P. 48, rubrica "Scuola e cultura"
Confessioni di un killer, il nuovo libro di Daniela De Crescenzo
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 3 aprile 2012

Oreste Spagnuolo, braccio armato della camorra, uno degli uomini più sanguinari del gruppo di Setola, uno dei protagonisti più feroci della storia nera della strage di Castel Volturno si racconta in presa diretta, nel bellissimo libro “Confessioni di un killer” della giornalista de Il Mattino, Daniela De Crescenzo.

Il volume è il racconto a ritroso dei ricordi di Spagnuolo: dalla sua infanzia ai primi furti, dall’affiliazione al clan ai plurimi omicidi, dalla vita in carcere fino ad adesso che è un collaboratore di Stato, “ma non perché si sia realmente pentito, solo perché di nuovo ha preferito la scelta più comoda” spiega la giornalista.
 
Nel racconto, come un non luogo di narrazione, si staglia la desolata periferia tra Castel Volturno e Casal di Principe, zona insozzata troppe volte da storie di morti ammazzati e camorra. Tra uomini e no, tra gente disumana e sangue, come una luce, unica, nel buio della morte, Gianluca, il carabiniere che, con il suo coraggio e la passione per il suo lavoro, arresta non solo Spagnuolo ma anche molti altri del clan.
La faccia di Spagnuolo, quando lui raccontava del suo arresto, lasciava intendere una sorta di orgoglio quando diceva: m’ha arrestat’ Gianluca. Perché in fondo, nonostante Spagnuolo fosse solo un vigliacco, un balordo, lo sapeva dentro di sé che Gianluca era meglio di lui e che il carabiniere era l’unico volto dello Stato in cui si poteva riconoscere e che forse poteva rispettare.
Una storia dunque che spiega sicuramente qualcosa di come un uomo arriva ad essere un non- uomo e di come, in fondo al tunnel, ci può essere un nuovo giorno per le periferie di Napoli, grazie soprattutto ad un pool di magistrati totalmente dediti allo Stato e sempre in prima linea per combattere la criminalità organizzata.
 
 
Tutto questo in “Confessioni di un killer”, libro scorrevole e intenso, edito da “L’ancora del Mediterraneo”.
"Delirio creativo": così nasce un laboratorio di teatro

Ogni venerdì dalle 15 alle 19, alla facoltà di Lettere di via Porta di Massa, un gruppo di studenti universitari, professionisti e bambini, si riunisce per partecipare al “Delirio creativo” che è un vero e proprio “rito di improvvisazione, piuttosto che un comune laboratorio di teatro” spiega il regista e attore, Raffaele Bruno, che sette anni fa ha iniziato questo percorso artistico. Da qualche settimana, l’attività teatrale, gratuita e sempre aperta a chiunque voglia parteciparvi, si è spostata dalla palestra della facoltà ai locali occupati del primo piano, il cosiddetto “Spazio Nuovo di Porta di Massa” nell’ex Biblioteca di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II, ed in particolare, in un immenso stanzone dove si dà vita attraverso il teatro alle storie dei partecipanti. Le regole da seguire durante la lezione sono pochissime: un abbigliamento comodo, niente commenti su quello che verrà detto e fatto dagli altri durante il “rito”, bisogna togliersi le scarpe e sorridere. Poi tutto viene da sé, complice anche la musica di sottofondo: si crea un’atmosfera tale di rilassamento e feeling che ogni racconto è bene accetto e ognuno, a turno, può esprimere le proprie emozioni, attraverso il racconto e i movimenti del corpo. Niente è forzato, tutto fluisce. Del resto, quello che rende particolare l’attività del “Delirio Creativo” è proprio l’idea di una creazione “collettiva”, dove anche il pubblico diventa parte attiva dell’improvvisazione, ed anzi, di più, suggerisce spunti, idee e racconti agli attori, i quali metteranno in scena proprio “le richieste” provenienti dagli stessi spettatori. “La mia esigenza è quella di fare un teatro vivo che arrivi a tutti coloro che ne prendono parte, che non escluda nessuno, che faccia perdere l’equilibrio, che causi una crisi profonda, un teatro che sia un’esperienza da cui si esce cambiati, cresciuti, un’esperienza che sia in grado di regalare uno sguardo nuovo. Un teatro che non sia mai intrattenimento” spiega Raffaele Bruno, che aggiunge: “Io credo che solo comprendendo e accogliendo in profondità le altrui storie, al punto di riviverle teatralmente, si riesce ad arrivare ad una piena consapevolezza della propria umanità. Delirio creativo è un gruppo di donne e uomini che si mettono assieme per celebrare un rito laico, il cui centro è l’uomo. Sono consapevole che è un obiettivo enorme, ambizioso, ma ogni settimana per quattro ore mettiamo in questo rito tutta la nostra passione, il nostro amore e la nostra tecnica, in maniera onesta e rigorosa, e fino ad ora i risultati riscontrati ci dicono che la strada è quella giusta”.La compagnia di “attori non attori”, infatti, negli anni, ha anche assommato diversi successi, portando i propri spettacoli sul palco di diversi ed importanti teatri quali il Totò, il Trianon, La Perla, Spazio Libero, Diffusione Teatro e promuovendo anche un tour nelle scuole più difficili della Campania.

Gloria Esposito

P. 48- Campus
Inchiesta camorra e imprese: arrestati docenti universitari e commercialisti
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 marzo 2012
Sorpresa e sgomento. Queste le reazioni a caldo da parte dei docenti di Monte Sant’Angelo. Già, perché quello di ieri notte non è stato un blitz come se ne sentono tanti nei telegiornali. Questa volta, infatti, tra gli arrestati ci sono anche professori di spicco della facoltà di Economia della Federico II di Napoli. I protagonisti – alcuni docenti e collaboratori di diritto tributario – che figurano tra le 60 persone coinvolte nell’intera operazione svoltasi prevalentemente in Campania, sono stati raggiunti di notte dall’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e pervenuta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza.
 
L’inchiesta giudiziaria, che riguarda ben 16 persone nel ruolo di giudici tributari, in aggiunta a funzionari deputati al controllo fiscale e commercialisti, si è incentrata inizialmente sugli “affari illeciti” di esponenti del clan Fabbrocino, della zona di Nola e vesuviana; poi via via si è estesa fino a coinvolgere dipendenti pubblici e imprenditori.
 
Si può leggere da “Il Mattino” di Napoli: “Gli inquirenti e i finanzieri hanno accertato che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato”.
 
I reati contestati nell’intera inchiesta ai vari indagati sono numerosi e molto “gravi”: dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso.
 
Oltre all’esecuzione di arresti domiciliari, detenzione in carcere e divieto di dimora a Napoli, sono stati pure sequestrati beni immobili, titoli azionari, automobili per circa un miliardo di euro.
“Vivere insieme. Immigrazione, convivenza e intercultura”, un libro di Dario Spagnuolo
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 14 marzo 2012

Domenica mattina, alla sede della scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio, nei pressi di piazzetta Nilo a Napoli, tante facce, tutte sorridenti. Poco “diverse” se non, forse, per la nazionalità. Più che un pubblico, una famiglia. Tanti, tanti, tanti, accorsi per la presentazione del libro “Vivere insieme: immigrazione, convivenza e cultura” del loro “maestro” Dario Spagnuolo, da anni impegnato sul campo ad insegnare l’italiano agli stranieri.

“Il libro fornisce degli occhiali per analizzare il mondo in maniera meno miope. Perché si sa, più gli avvenimenti sono vicini a noi e più è difficile capirli” spiega M. Sabatini, altra insegnante d’italiano per immigrati, ricordando quanti episodi di razzismo hanno sconvolto anche Napoli, un tempo considerata città “immune” dalla xenofobia.

La verità è che troppo spesso ci si dimentica quanti e quali sacrifici gli stranieri devono superare per poter raggiungere l’ Italia e viverci, lasciando la famiglia, le proprie radici, le proprie abitudini e convinzioni per inseguire un futuro migliore; quante privazioni e che sensazioni di straniamento debbano provare in un paese diverso, anche e soprattutto dal punto di vista linguistico e culturale.

E’ così, quindi, all’interno del libro, che il professore Dario Spagnuolo racconta la sua esperienza di insegnamento, ed anche l’esperienza di tanti migranti, analizzando da un lato i fenomeni migratori, propri della sua formazione da geografo, dall’altra soffermandosi sugli individui, non sulle categorie e le semplificazioni astratte dello “straniero”. Devo dire la verità: quello che più mi ha colpito alla presentazione di “Vivere insieme”, da spettatrice, è stata la volontà e la gioia delle persone che seguono il corso di lingua italiana del docente Dario Spagnuolo, di dire pubblicamente una parola su di lui e sul suo volume.

Una signora, credo dall’accento originaria dell’Europa dell’Est, ha detto testuali parole: “sono felice da morire, ho conosciuto una persona molto buona, buona di animo. Quando l’ho accompagnato nei suoi giri di distribuzione dei panini ai senzatetto, io ho visto come aspettavano lui che portava panini. Ho visto che possiamo insieme aiutare. Non si può fare del male a lui, anche se vuoi, perché è troppo buono”. Un’altra signora, Ofelia, da vent’anni a Napoli ma originaria del Perù, ha ricordato che “bisogna continuare a studiare, se no la mente si perde.

Questo libro fa conoscere a tutti i dolori che abbiamo passato e i sacrifici che abbiamo fatto e come andiamo avanti. Negli anni 90, non c’erano istituzioni a cui rivolgersi per avere un’informazione, anche sanitarie, adesso ci sono scuole come quella della Comunità di Sant’Egidio. Ringrazio l’Italia: noi cerchiamo di aiutarla lavorando, per uscire dalla crisi tutti insieme”.

Nonostante, infatti, gli stranieri balzino alle cronache solo per stupri, omicidi, sbarchi, dobbiamo sempre aver presente che in Italia sono presenti 5 milioni di stranieri regolari con 250000 di essi che fanno attività imprenditoriale e che producono complessivamente l’11 % del PIL.

“Quello che ho sempre ritenuto un pregio dei migranti è la loro capacità di reagire al cambiamento, anche negativo. In particolare, il loro coraggio. Coraggio che all’Italia manca” spiega il professore Dario Spagnuolo, a conclusione della mattinata, aggiungendo: “Se vogliamo rimanere chiusi, perderemo l’occasione di accogliere nuove idee e imparare a confrontarci con qualcosa di sconosciuto, così come fanno gli stranieri quando lasciano il proprio paese. Non dobbiamo morire nelle nostre paure, ma bisogna stare insieme, per uscire insieme anche dalla crisi.”

Una lezione di vita.

Studio e lavoro: ad Agnano parte la caccia ai cervelli
A Napoli fa tappa anche la quarta edizione del Campus Mentis, l'iniziativa di orientamento e formazione gratuita per l'inserimento lavorativo degli universitari under 29, laureandi e laureati triennali e magistrali con il massimo dei voti. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Centro di ricercaImpreSapiens dell'Università di Roma La Sapienza e promosso dal Dipartimento della Gioventù della presidenza del Consiglio dei Ministri. Grazie al successo dell'esperimento e, dunque, con il successivo ampliamento delle città coinvolte, è nato il Campus Mentis in Tour che "è un importante uniziativa pensata per moltiplicare sul territorio lo spirito e le attività del progetto di riferimento Campus Mentis" piega Fabrizio D'Acenzo, docente e direttore del Centro di ricerca ImpreSapiens della Sapienza. Questa edizione prende il via da Avellino e si fermerà a Salerno e a Benevento, e al Campus residenziale di Napoli, da lunedì al 2 Marzo. E' proprio ad Agnano che gli universitari più brillanti avranno modo di incontrare le imprese e mostrare il loro talento, anche con prove non convenzionali, come le attività sportive, infatti "le aziende sono alla ricerca non più solo di grandi solisti", ma anche di uomini che fanno gruppo, pronti ad affrontare le situazioni più diverse applicando il concetto di lavoro di squadra. Tutte le informazioni sull'iniziativa si possono trovare sul sito www.campusmentis.it.

Gl. Es.                                                          P. 50-CRONACA

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permalink | inviato da Gloria Esposito il 7/3/2012 alle 20:50 | Versione per la stampa
Caso FIAT- Formigli: Mentana all'attacco
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 23 febbraio 2012

Mentana attacca e colpisce, in diretta, calibrando le parole e i silenzi. E a farne le spese, durante il TG delle 20 di La7, una volta tanto è proprio il famosissimo Marchionne, che – ricorda in extremis, perfidamente, Mentana- “non paga le tasse in Italia”.

Il confronto che Mentana costruisce durante il tg serale è di ordine monetario e quasi “etico”, per sottolineare l’asimmetria di potere tra un “uomo di azienda”, simbolo per eccellenza dell’industria automobilistica italiana FIAT e il giornalista Corrado Formigli, ex collaboratore di Santoro, che, durante una puntata di Annozero di circa un anno fa, ha prodotto un servizio - insieme ad un collaudatore di “Top Gear”- sulle prestazioni di tre macchine sportive, cioè una Mini, una Citroen e l’Alfa Mito: quest’ultima, durante una prova su pista bagnata, risultava essere la più "lenta”.

Proprio per questo servizio Formigli, la Rai e Santoro sono stati convocati in tribunale: mentre il presentatore di Annozero è stato ritenuto estraneo alla messa in piedi del filmato, il giudice civile ha condannato in solido Formigli e la RAI a pagare un risarcimento al gruppo FIAT di 5 milioni e 250 mila euro per danni non patrimoniali - cioè morali, all’immagine dell’azienda - comprensivi dei 2 milioni per la pubblicazione della sentenza sulla stampa, più 1.750 milioni per il danno patrimoniale cagionato al gruppo FIAT, a causa della messa in onda del servizio.

La Rai ha già impugnato la sentenza di condanna per diffamazione, mentre Formigli dichiara che la decisione del giudice è “devastante”; infatti, “si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”, spiega lo stesso conduttore della trasmissione di La7 “Piazzapulita”.

Nella sentenza viene rilevato come l’informazione contenuta nel servizio sia stata non veritiera”, “denigratoria”, “parziale” e “incompleta”, mentre Formigli, invece, ritiene che sia del tutto evidente “un’immensa sproporzione tra fatto e ammenda”, palesando un intento punitivo; infatti, solo “un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale” arrecato al gruppo FIAT. Tutto questo - spiega ancora il giornalista - per “un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l'Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto giá realizzato e mai contestato”. In studio in quella puntata di Annozero, dopo il servizio, Formigli poi si era lasciato andare ad un’altra considerazione, che lui stesso commenta così: “Mi sono limitato a constatare che la Mito “si è beccata tre secondi dalla Mini”, frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un'insopportabile aggressione mediatica”.

Questa sentenza - che potrebbe anche diventare un precedente - volente o nolente sta sollevando di nuovo il dibattito sulla libertà di stampa. Infatti Mentana ha detto, durante il telegiornale di La7, testuali parole: “la Fiat non è una Onlus. E’ la più grande azienda manifatturiera d’Italia, ma non solo. La Fiat è anche proprietaria di un giornale importante, la Stampa, e di una influente concessionaria di pubblicità, Publikompass, oltre a essere il secondo azionista della Rcs, che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Non può non sapere quanto sia importante la libertà di informazione, e quanto la metta a repentaglio la minaccia di pene economiche gravissime per chi osa scrivere o dire cose sgradite. Un simile salasso pecuniario per la Rai e Formigli avrebbe almeno un minimo di giustificazione se la Fiat non avesse mai cercato di ingraziarsi i giornalisti, con viaggi premio a esotiche rassegne o gare automobilistiche, o se non avesse cercato di influenzare per decenni giornalisti di ogni ordine e grado con auto in prova illimitata. Ma la Fiat ha sempre usato abbondantemente del suo potere, della sua influenza e della debolezza della categoria giornalistica”.

“Che oggi si comporti da vergine insidiata dall’orco della mala informazione è tanto ingiusto quanto grottesco”- ha continuato Mentana, attaccando a viso aperto la FIAT- “Sarebbe giusto che al Lingotto, finché la sede della Fiat resta lì, si mettessero una mano sulla coscienza, e facessero un gesto adeguato di fair play. Perché un giornalista come Formigli guadagna certo più di un operaio di Pomigliano, ma infinitamente meno di un Marchionne, per di più pagando le tasse in Italia”.

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